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Impegno sociale per il contrasto alla criminalità organizzata e alle mafie

mercoledì 16 novembre 2016

L'incontro con Mario Andrigo: La cultura antidoto alle mafie

Mario Andrigo è stato per 13 anni pubblico ministero a Reggio Calabria di cui nove alla direzione distrettuale antimafia. Viene trasferito a Vigevano nel 2011. Dal 2016 è a Novara. Nell'incontro, organizzato da LTM e tenutosi presso la sede di Libera Novara (nella foto Mario Andrigo al centro, a sin. Francesco di Donna porta i saluti di Libera, e a ds. Roberto Leggero) il sostituto
procuratore Andrigo ha risposto per circa due ore a molte domande, a partire dal racconto di quanto avvenuto nel corso del processo per l'omicidio Fortugno in cui l’avvocato difensore di uno degli imputati si trovava ad essere contemporaneamente assessore alla cultura del comune dove era avvenuto l'omicidio e che si era costituito parte civile proprio contro l’assistito dell'assessore. Andrigo ha ricordato come una lunga file di persone fossero andate dall'avvocato a congratularsi per la sua nomina non esistendo, evidentemente, sospetti di inopportunità tra lo svolgimento delle due attività. Infatti nel libro Le radici della ‘ndrangheta (scritto con il giornalista Lele Rozza) Mario Andrigo sottolinea come non sia la potenza militare della ‘ndrangheta che dovrebbe preoccupa di più, né la sua capacità di manifestarsi in comportamenti spietati, ma che invece deve preoccupare l’assuefazione che rischia di prevalere nella parte sana della società. È proprio sulla 'zona grigia' che si gioca la partita più importante, ovvero quella che richiede la responsabilità e il rispetto delle regole, soprattutto dai rappresentanti delle istituzioni. Perché i processi da soli per la 'zona grigia', a volte non bastano. Un caso analogo viene descritto da Francesco Forgione (ex presidente Commissione parlamentare antimafia) nel suo ultimo libro, «Ancora oggi - scrive Forgione - dopo la scarcerazione di Cuffaro, servirebbe una lettura attenta del bagno di folla di persone di tutte le estrazioni sociali che lo accoglie alle iniziative di presentazione del suo libro sugli anni vissuti in carcere. Solo degli sciocchi possono pensare che a mobilitarsi per riempire librerie, cinema e oratori per ascoltare un ex detenuto condannato per favoreggiamento alla mafia siano solo vecchi politici e nuovi abitanti del ‘mondo di mezzo’ siciliano. Eppure oltre questo non si va e non si riflette sulle ragioni della normalità̀ della convivenza amorale tra interi settori sociali e la presenza mafiosa in Sicilia Ciò̀ favorisce lo stesso Cuffaro che, uscito dal carcere, torna a tessere le sue trame politiche e di potere». Mario Andrigo ha poi raccontato come a Vigevano, in occasione di un omicidio avvenuto in una discoteca, si sono potuti registrare comportamenti da parte della cosiddetta società civile che lo hanno “fortemente sorpreso” in senso negativo. Infatti, mentre la discoteca, al momento dell'omicidio era piena di avventori, i carabinieri accorsi sul posto erano stati quasi fisicamente travolti da una marea di automobili che fuggiva a gran velocità dalla discoteca stessa. Comprendendo la paura che l'essere stati testimoni di tali tragici eventi poteva aver suscitato nelle persone presenti, gli inquirenti ritenevano pero' che, nei giorni successivi all'omicidio, molti dei testimoni si sarebbero spontaneamente presentati a dare la loro testimonianza. Ma ciò non è avvenuto. Andrigo ha sottolineato più volte come la risposta giudiziaria non sia sufficiente. Prima, accanto e dopo l'azione delle forze dell'ordine e degli inquirenti deve esserci una risposta culturale che consenta di non rendere banali comportamenti - l'indifferenza, il "cosi' fan tutti" - che rappresentano invece un terreno già dissodato e pronto ad accogliere il seme mafioso. Presenti all'incontro il Sindaco di Romentino, Alessio Biondo (che nel corso dell'incontro ha fatto un appassionato intervento), l'Assessore alla Sicurezza del Comune di Novara e quello allo Sport oltre ad ex consiglieri comunali e provinciali.

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